10.02.2007 - 2007-10-02 TURIN: Stadio Delle Alpi / I Police a Torino: una notte tra calore e gelo...
I Police a Torino: una notte tra calore e gelo...
Era uno dei concerti più attesi dell'anno: il ritorno sulle scene italiane dei Police, dopo più di due decenni: uno dei più grandi gruppi rock di sempre che suona le sue canzoni più famose, e il ritorno di Sting alle sue origini, dopo tanto peregrinare tra generi musicali. Il concerto è nel mezzo di un tour iniziato lo scorso maggio in Canada e la data italiana cade in un momento infelice: la giornata è climaticamente clemente, per fortuna. Ma ad ottobre gli stadi sono tutti occupati dal campionato, così si finisce al Delle Alpi, cattedrale nel deserto della periferia torinese, costruito per i mondiali di Italia '90 e da un paio d'anni abbandonato a se stesso (Juve e Toro sono tornate al Comunale). I dati ufficiali danno il tutto esaurito, 65,000 persone. Ma la realtà è diversa: molta gente arriva con biglietti in più, comprati mesi fa per paura di rimanere fuori. Ma sono difficilissimi da vendere e anche i bagarini faticano a piazzare i loro. Insomma, alla fine si poteva entrare con pochi euro.
Una volta dentro, il colpo d'occhio è impressionante: lo stadio è davvero enorme, e vista la costruzione (una larghissima pista d'atletica e anelli molto più distesi e meno ripidi di San Siro) chi sta in tribuna vede delle formiche sul palco, non degli uomini. Dopo un paio di supporter (La notte della Taranta, a cui spesso ha partecipato Copeland, e i Fiction Plane del figlio di Sting, il cui timbro di voce è molto simile al padre), la band sale finalmente sul palco alle 9 e mezza passate, con un buon ritardo.
Stewart Copeland suona un gong, e si accendono i megaschermi, che circondano la pedana. Partono le prime note di 'Message in a Bottle', ed è un tripudio. Altra brutta sorpresa per chi sta in tribuna, però: la lontananza fa arrivare il suono fuori fase, e in certi momenti sembra davvero che il trio faccia fatica ad andare a tempo insieme. Chi sta sul prato, invece, ha un suono decisamente migliore. Dei tre, Andy Summers sembra il meno in forma, un po' imbolsito. Sting è il consueto ritratto della salute, con maglietta nera attillata, Copeland è indemoniato dietro la batteria. La band inanella un successo dietro l'altro, infilando in scaletta (rigida, con pochissime variazioni e solo di posizione rispetto ad altre serate) anche brani apparentemente secondari come 'Truth Hits Everybody'. Ogni canzone ha una scenografia cromatica sui megaschermi, ma a colpire è la relativa freddezza del gruppo: Sting parla pochissimo, e in un italiano stentato. Tra di loro, i tre quasi non si guardano, e in più di un'occasione si
ha la sensazione che stiano svolgendo un compitino: perlopiù tecnicamente perfetto, ma privo di pathos. A quello ci pensa il pubblico, soprattutto nell'ultima parte del concerto, la più suggestiva: spiccano una 'Wrapped Around Your Finger' da brividi, con Copeland che tambureggia su ogni percussione possibile, 'Can't Stand Losing You' e ovviamente 'Roxanne', eseguita in uno stadio illuminato da una selva di inevitabili luci rosse.
C'è ancora tempo per qualche bis (4 canzoni, tra cui ovviamente 'Every Breath You Take') e una chiusura al fulmicotone con 'Next To You'. C'è tempo anche per i bilanci: una serata dove bisognava esserci, ma tutt'altro che memorabile. I Police sono e rimangono grandissimi, ma il fuoco del rock brucia da altre parti.
© Rockol